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Speciale CAPODANNO 2023 -  Siracusa -  Noto - Pachino - Marzamemi - Portopalo - Taormina

🚍Partenza da - Napoli - Ercolano - Torre - Castellammare - Scafati - Nocera - Cava - Salerno - Battipaglia - Pontecagnano - Agropoli - 

✅️Dal 30 dicembre (venerdi ) al 02 (lunedi) gennaio 2023  - Quota di Partecipazione euro 650 /Persona  - Viaggio in Bus G.T

✅️Sistemazione in Hotel  - Pensione Completa

✅️Visita a Siracusa

✅️Visita a Noto barocca

✅️Visita a Pachino - Marzamemi - Portopalo

✅️Visita a Taormina

✅️Programma  -  Giorno 30 dicembre - Partenza dai luoghi prestabiliti sosta durante il viaggio per prima colazione, arrivo primo pomeriggio  nella bellissima Siracusa con sistemazione nelle camere Hotel e visita guidata al bellissimo centro storico e la sua meravigliosa ORTIGIA - Piazza Duomo - Fontana Aretusa - Piazza Archimede - rientro in  Hotel per la cena e pernottamento.

✅️Giorno 31 dicembre - Colazione e pranzo in  Hotel  con Visita al Parco Archeologico di Siracusa - Teatro Greco -  Santuario della Madonna delle lacrime - Cenone di Capodanno.

✅️Giorno 01 gennaio.  - colazione in hotel e Partenza per Noto Barocca -  Pachino/Marzamemi - Portopalo di Capopassero - Pranzo  a Noto

✅️Giorno 02 gennaio - Colazione in hotel e partenza per il rientro con sosta nella bellissima Taormina con visita e pranzo libero. Rientro in serata dai punti di partenza.

*gruppo minimo 25 pax

 

LA STORIA Passeggiando per Ortigia non si può fare a meno di camminare a testa in su, immersi nel bianco e nella luce di questa fantastica isola, per ammirare le statue e le decorazioni che arricchiscono i palazzi e le chiese del centro storico. Tra queste spicca per pulizia formale e chiarezza compositiva l’elegante facciata barocca del Duomo di Siracusa, il cui impianto architettonico, concepito come uno scrigno prezioso, cela al suo interno uno dei più celebri e meglio conservati monumenti in stile dorico della Sicilia: il tempio di Atena. Del tempio greco, voluto dal tiranno di Siracusa Gelone nel 480 a.C., per ringraziare la dea della Sapienza della vittoria conseguita ad Imera contro i cartaginesi, si possono ancora vedere quasi tutte le colonne del peristilio e parti della mura della cella. Queste, nel VI secolo d.C., furono inglobate alla chiesa bizantina che si sovrappose all’originaria struttura templare dell’edificio. I Bizantini innalzarono delle mura solide nello spazio tra le colonne e aprirono otto archi sulle pareti dell’antica cella, trasformando, così, il tempio in una basilica cristiana a tre navate che consacrarono alla Vergine Maria. Ammirato dalla bellezza del monumento sacro, nel VII secolo, il vescovo Zosimo vi trasferì la sede della Cattedrale, precedentemente situata presso la Basilica di San Giovanni alle catacombe, salvando, così, il tempio dalla distruzione. Durante il IX secolo, sotto la dominazione araba, l’edificio fu probabilmente adibito a moschea mentre, nel XII secolo, tornò al culto cristiano divenendo chiesa normanna. In questo periodo fu costruita una nuova facciata e furono alzate le pareti della navata centrale al fine di aprire delle finestre per illuminare meglio l’interno. Di particolare interesse è la pavimentazione quattrocentesca in marmo policromo, che ospita al centro l’antico stemma della città di Siracusa. Il terribile terremoto del 1693 distrusse la facciata normanna e il campanile che non fu mai più ricostruito. Il restauro che seguì ai danneggiamenti, fu occasione per abbellire internamente la chiesa e per ricostruire all’esterno una facciata nuova, che fu realizzata nella prima metà del Settecento come una quinta teatrale sull’originale impianto bizantino.

La leggenda della Fonte Aretusa è una delle più famose di Sicilia ed è legata a un luogo ricco di fascino, in cui si incontrano mito e realtà. Il fascino della Fonte Aretusa ha incantato, nel corso del tempo moltissimi poeti e scrittori. Aretusa, narra la mitologia, era una delle ninfe al seguito di Diana. Nel corso di una battuta di caccia, si allontanò troppo dal gruppo, arrivando da sola dinanzi alle sponde del fiume Alfeo. Le acque erano talmente limpide da fare scorgere la ghiaia sul fondo e, vista la giornata molto calda, decise di fare un bagno. Intorno vi era un grande silenzio, interrotto solo dai suoni della natura. Aretusa si tolse le vesti, pensando di non essere vista da nessuno, e si immerse nell’acqua. A quel punto, però, l’acqua si agitò e, proprio mentre Aretusa cercava di raggiungere la riva, le apparve il fiume Alfeo. Questi le si mostrò con sembianze umane, molto bello e con gli occhi colmi di amore. La ninfa, tuttavia, non ricambiava il suo sentimento: si affrettò a uscire dall’acqua, impaurita, ancora senza abiti addosso. Quando le mancarono le forze, invocò l’aiuto di Diana. La Dea, per proteggerla, dapprima la avvolse in una spessa nube, poi la trasformò in una fonte sul lido di Ortigia. Alfeo non si rassegnò comunque: il suo amore era troppo grande. Gli dei ne ebbero pietà e Giove lo tramutò nuovamente in fiume, così da rimanere accanto a lei.

Dopo il terremoto del 9 e 11 gennaio1693 che distrusse la città vecchia di Noto sul Monte Alveria, la città fu ricostruita con velocità impressionante e sul sito nel quale si presenta ora ai visitatori. Dopo la distruzione, la necessità di costruire un teatro rimase nella memoria pubblica. E’ solo all’inizio del Diciannovesimo secolo che il desiderio di spettacoli teatrali spinse i cittadini all’uso di un’ala di Palazzo Ducezio (ora sede dell’Amministrazione). Comunque, questa soluzione non soddisfò le richieste sempre crescenti dei cittadini, specialmente dopo che Noto fu nominata capitale della provincia di Siracusa nel 1837. Nel 1851 il crescente gusto per il Teatro indusse il sindaco di quello tempo, il Cav. di Lorenzo ed il Consiglio comunale ad accettare la proposta dell’intendente, Cav. La Rosa a costruire un nuovo teatro civico per potere rispondere agli interessi culturali ed artistici della città e dei suoi abitanti. Nel 1855 fu formato un comitato di cittadini per raccogliere i fondi necessari alla costruzione del nuovo teatro. Fu acquistata una abitazione (casa Salonia) nella piazza centrale, a spese dei Marchesi di Castelluccio. In seguito fu dato incarico all’ingegnere Francesco Sortino per disegnare il nuovo edificio. Alla sua morte, nel 1863, la direzione dei lavori passò a Francesco Cassone. Nel 1864 la città di Noto s’impegno a continuare l’opera di costruzione, affidando i lavori alla ditta Ruiz di Siracusa. La costruzione tecnica e meccanica fu affidata ad alcuni cittadini di Noto sotto la guida di Fortunato Queriau, mentre la doratura del teatro fu eseguita dal pittore Santi Ferrara di Messina. La statua di arenaria, rappresentante l’allegoria della Musica, i due trofei musicali, con i quattro treppiedi, situata al centro del vestibolo del teatro è lavoro dello scultore Giuliano Palazzolo, che seguí un disegno per il Cassone; i due pittori Subba e di Stefano decorarono invece il palcoscenico. Il Teatro Comunale fu intitolato al re Vittorio Emanuele III. Fu inaugurato in una cerimonia solenne nella sera di 4 dicembre 1870. Da allora in poi, artisti famosi come Tina di Lorenzo, Pierantonio Tasca e Eleanore Duse calcarono quel palcoscenico. Tutti gli anni, la Fondazione Teatro Vittorio Emanale organizza una stagione teatrale all’altezza dei migliori contenitori culturali di tutta l’Italia. Ha una capacità di 320 posti a sedere che include tre file di palchi, ed una galleria con 80 sedie. Dati sul restauro: Dal 1870, l’anno dell’apertura del teatro fino a primi anni del Ventesimo secolo, le attività culturali organizzate richiamarono un pubblico sempre in aumento da tutte le parti della Sicilia. In 1921 a seguito di un rapporto sullo stato dell’edificio, l’Amministrazione intervenne subito per consolidare, ripristinare e migliorare il teatro. Si riapriva nel 1923. Da allora in poi e fino a 1960 si registra un leggero calo d’interesse per il teatro, in concomitanza con la fase postbellica. Negli anni 1970 e 1978, però si registra un nuovo interesse per le rappresentazioni teatrali: le stagioni culturali e musicali si organizzano sempre con maggiore frequenza. Dal 1980 il teatro viene usato anche per conferenze, riunioni e convenzioni. Dal 1990 l’edificio fu ristrutturato e adeguato alle normative vigenti e venne riaperto nel 1997. Dopo il crollo della cupola di cattedrale, il 13 marzo1996, il Teatro Comunale di Noto ha anche il significato simbolo della rinascita della città. Gallery

Ortigia

Lungomare Ortigia

Piazza Duomo

La Marina

Tempio di Apollo

Mercato di Ortigia

Piazza Duomo

Il Corso di Noto

Teatro di Noto

Noto - Il Duomo

Il Comune di Noto

Teatro di Noto

Sala Comune di Noto

Marzamemi

Marzamemi

Marzamemi

Castello Tafuri Portopalo

Marzamemi

Portopalo

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Pescatori Portopalo

Pescatori Portopalo

Ristorante del Cenone

Ristorante del Cenone

Ortigia al Mercato.

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